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I nuovi collegi elettorali: “Ecco come li abbiamo costruiti”

Alla Camera l’audizione del presidente dell’Istat, Giorgio Alleva. Realizzati “a tempo di record”

di Alberto Giusti

Si è svolta nel pomeriggio l’audizione del Presidente Istat in Commissione Affari Costituzionali alla Camera. Giorgio Alleva aveva infatti ricevuto l’incarico di presiedere la speciale Commissione di studio per la definizione dei nuovi collegi e delle nuove circoscrizioni previsti dalla nuova legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum 2.0. La Commissione, a sua volta, si è avvalsa di uno Gruppo di Lavoro ad hoc, composto da esperti e costituito con Dpcm 22 ottobre 2017, che ha costituito le basi di dati e la strumentazione necessaria alla Commissione.

Il presidente Alleva ha voluto sottolineare come la definizione dei nuovi collegi sia stata fatta in tempi strettissimi, 4 settimane nel corso delle quali il Gruppo di Lavoro si è riunito collegialmente 7 volte, la Commissione 3 volte. I componenti hanno interagito anche a distanza. Lo stesso lavoro di definizione, per il Mattarellum del 1993, era durato 6 mesi, ma la strumentazione contemporanea ha consentito di rispettare la scadenza imposta dalla legge conducendo comunque una discussione di qualità molto elevata, resa possibile anche dalla grande competenza degli esperti che vi hanno preso parte.

Alla Camera la prescrizione della riforma era di suddividere il territorio in 28 circoscrizioni, una in più rispetto al 1993, e 231 collegi, con il Trentino Alto Adige diviso in 6 collegi e il Molise in 2. Ove possibile, il disegno è rimasto quello dei collegi uninominali previsti per il Senato nel 1993. Non era previsto il numero di collegi plurinominali. Ad esclusione della Val d’Aosta, i plurinominali sono stati composti dall’unione di 2 o più collegi uninominali. Il Rosatellum 2.0 indicava la costruzione di collegi plurinominali contenenti da 3 a 8 seggi. Le regioni Trentino Alto Adige, Umbria, Molise e Basilicata avranno una sola collegio plurinominale.

I criteri utilizzati per la formazione dei collegi sono stati la coerenza del bacino territoriale, la geografia amministrativa, l’omogeneità economico-sociale, le caratteristiche storico-culturali e la contiguità territoriale, oltre alla tutela delle minoranze linguistiche.

Al Senato, le circoscrizioni previste erano 20, corrispondenti alle regioni. Il numero di collegi uninominali previsti era 109, compreso il collegio uninominale del Molise ed esclusi i 6 del Trentino. Anche qui il numero dei collegi plurinominali non era predefinito, e ad esclusione di Val d’Aosta (che non ha collegio plurinominale), Trentino e Molise (che eleggono un solo seggio col plurinominale) sono stati costruiti unendo collegi uninominali contigui. I seggi di ogni collegio plurinominale vanno da 2 a 8. Per il disegno dei collegi uninominali del Senato la legge non dava indicazioni esplicite riferite alle geografie amministrative, ma si è ricercata la massima coerenza possibile fra Camera e Senato, cercando in particolare di aggregare i collegi uninominali della Camera.

Nel corso del lavoro della Commissione, laddove la geografia del 1993 veniva meno a causa delle mutate condizioni demografiche dei territori, si è agito per riportare i collegi entro le soglie con interventi minimi, di spostamento di singoli comuni o di sistemi locali.

I collegi plurinominali sono stati anzitutto definiti attraverso un algoritmo che ha indicasse tutte le soluzioni possibili nel rispetto dei criteri citati. Laddove si presentavano più soluzioni, si è proceduto a verificare la loro coerenza geografica. Si è seguito sempre il criterio per cui i collegi plurinominali avessero una media di seggi pari a 5,5 per la Camera, arrotondata a 6, e 5 per il Senato. In entrambe le Camere non vi sono plurinominali con più di 8 seggi.

Per le circoscrizioni elettorali che rispetto al ‘93 acquistano o perdono collegi, si è proceduto ottenendo un collegio nell’area fra quelli che superavano la soglia demografica ed eliminandone uno nell’area di collegi sotto la soglia.

Sono stati infine ottenuti 63 collegi plurinominali alla Camera e 34 al Senato. Per i collegi uninominali della Camera il coefficiente di variazione della popolazione è 13,5, per il Senato è 19,4. Entrambe rispettano la soglia di 20 prevista dalla riforma elettorale. La variabilità del rapporto fra popolazione e seggi è molto contenuta: 7,2 alla Camera, 10 per il Senato.

Giorgio Alleva ha voluto infine porre l’accento sul grado di complessità dei collegi da disegnare. In alcune regioni, come il Piemonte, il lavoro è stato molto semplice e ha consentito di rimanere sui confini previsti nel 1993. Altrove, come in Lombardia 1, Toscana, Marche e Sicilia 2 sono stati fatti correttivi minimi. In altri casi sono state necessarie correzioni diverse, come in Lazio e Campania, con spostamento di comuni. Le parti più complesse sono state quelle che acquistavano o perdevano seggi rispetto al ‘93, con i nuovi sei collegi formati fra Lombardia 2 e 3, Veneto 1 e 2 ed Emilia Romagna, persi da Umbria, Basilicata e Sicilia 1.

Un ostacolo invece alla congruenza fra collegi Camera e Senato, nel loro accorpamento 2 a 2, è stato il numero dispari di seggi in molte regioni. Si è lavorato per minimizzare i collegi plurinominali con seggi inferiori al valore medio, e si è riservata particolare attenzione sulle grandi città: ove possibile, si è cercato di far insistere meno plurinominali possibili sulla stessa area metropolitana. Un caso di difficoltà irrisolvibile, da questo punto di vista, è stato Genova, divisa fra Ponente e Levante, e Roma, data la numerosità della popolazione.

Diverse le osservazioni in Commissione dei deputati di vari gruppi, alle quali il Presidente Istat ha saputo rispondere in tutti i casi motivando puntualmente ogni scelta sui collegi più complessi, come in Friuli Venezia Giulia, in Sicilia o a Roma.

Il parere del Parlamento al governo sul decreto legislativo in discussione è dunque quasi pronto. I candidati scaldano i motori, i confini della sfida sono praticamente pronti.