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Minori sui social a 13 anni? Il 95% dei genitori dice No

Dopo l’ultimo caso di cronaca che ha sconvolto (e fatto riflettere) l’intero Paese, accendendo un faro nell’oscuro abisso dei social network, ecco arrivare una prima conferma: interrogati su quale fosse l’età giusta per iniziare ad usare i social network, la quasi totalità dei genitori intervistati da Federprivacy ha risposto di tutto, ma non sicuramente 13 anni.

Il sondaggio, promosso dalla principale associazione in Italia il cui principale scopo è radunare tutti i professionisti della privacy e della protezione dei dati, ha messo in luce quello che, intimamente, forse ogni genitore pensa: soltanto il 4,7% dei partecipanti, infatti, ritiene accettabile che un minore tredicenne possa iscriversi da solo a un social network; mentre il 95,3% dei genitori intervistati non è d’accordo con il fatto che, secondo le deroghe permesse dal GDPR (il Regolamento sulla privacy in vigore dal 2018) siano sufficienti 13 anni per iscriversi ad una piattaforma digitale senza la supervisione di un adulto.

Il quadro che traspare da questi ultimi mesi di dibattito sul mondo del web è abbastanza inquietante: i minori, a dispetto della loro tenera età, sono grandi utilizzatori di device e social network e, come i recenti fatti testimoniano, non sono minimamente consapevoli dei rischi connessi alla condivisione delle proprie informazioni in rete.

La febbre è alta, e a testimoniarlo sono anche gli esperti del settore: “Oggi è più che mai importante indirizzare i cittadini e quindi anche gli stessi genitori ad un uso ‘equilibrato’ dei social network, facendone comprendere le regole di condotta base” ha dichiarato a LabParlamento l’Avvocato Francesca Bassa, esperta in privacy e social media, che così ha continuato: “Una sfida che ci poniamo come specializzati in questo settore è quella di far leva fin da subito sull’apprendimento di policy che già esistono e che spesso accettiamo inconsapevolmente. Il web da sempre parla semplice e richiede una spiegazione pratica semplice. Oggi bisogna cambiare paradigma, costruire un mondo social web più costruttivo e che non miri solo ad incentivare i nostri ragazzi alla collezione di ‘followers’ ”.

Seguendo le risultanze del sondaggio Federprivacy, nel 68,5% dei casi gli intervistati riterrebbe giusto attendere che il minore compia almeno 16 anni per consentire loro una nuova iscrizione nel tritacarne del web, mentre il 26,8% è in linea con la previsione del Codice Privacy italiano, il quale richiede che per prestare validamente il proprio consenso per il trattamento dei dati personali sulla rete occorre aver compiuto almeno 14 anni.

Sembra naturale che, in un contesto così poco trasparente, siano proprio gli utenti minorenni i soggetti più a rischio, a causa della loro inesperienza e della ingenuità dovuta alla giovanissima età.  

Solo pochi giorni fa, in tale ambito, il Garante privacy nazionale ha duramente ripreso il social cinese Tik Tok, operando un giro di vite sulla piattaforma. 

Secondo le indagini dell’Autorità, il social sarebbe reo di aver chiuso un occhio sui tanti giovanissimi presenti nell’ambiente virtuale a discapito della loro età. La posizione del garante non tralascia, seppur velatamente, di richiamare i genitori a svolgere il ruolo che gli compete, spesso distratto e perso dietro qualche piattaforma social.