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Home Esteri Europa

Focus. Bonus Mamme e natalità: tante “ricette” nella Ue

Simona Corcos di Simona Corcos
11 Maggio 2017 15:01
in Europa, Società
Tempo di lettura: 4 minuti
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Focus. Bonus Mamme e natalità: tante “ricette” nella Ue
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Ma da noi mancano soprattutto le politiche a sostegno della genitorialità

di Ernesto Bonetti

Partenza con il botto per il “Bonus Mamme” da 800 euro previsto dalla legge di Bilancio del 2017. Operativo dal 4 maggio, secondo i dati comunicati dall’Inps, ha raggiunto nelle prime 36 ore le 27.692 domande. 

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La nuova misura si iscrive in una lunga serie di tentativi messi in campo da questo e dai governi precedenti con lo scopo di supportare la natalità che, nel nostro Paese, assiste da anni a un calo progressivo e strutturale. Nel 2015 l’Istat certifica che le nascite sono state 488 mila (485.780 secondo l’Eurostat) ed è il dato più basso mai registrato dall’Unità d’Italia. Nel confronto con gli altri Paesi dell’area UE, sempre su dati Eurostat, si nota quanto sia profonda la distanza del tasso di natalità del nostro Paese, in particolare rispetto a Francia, UK e Germania (rispettivamente con 800.775, 777.167 e 738.000 nascite nel 2015). Anche analizzando il numero di nascite di questi Paesi sulla media della popolazione, è chiaro come gli indici non solo siano più alti del nostro, ma come si siano mantenuti costanti nel corso del tempo, mentre quello italiano abbia progressivamente perso quota.

Basterà il bonus mamme a rilanciare la natalità italiana?

C’è da dire che, a differenza delle vecchie agevolazioni, il nuovo bonus è diretto a tutte le mamme indipendentemente dalla dichiarazione Isee del richiedente, stabilendo quindi un supporto per tutte le famiglie e, di fatto, avvicinandoci lievemente alle misure messe in campo dalle grandi democrazie europee. Resta tuttavia una distanza decisamente sostanziale.

Non in tutti i Paesi europei, ad esempio, è previsto un bonus una tantum come previsto in Italia e non sempre questo è stanziato indipendentemente dal reddito familiare. In Francia. paese che è storicamente in testa alle classifiche di natalità, è previsto un bonus bebè di 923 euro alla nascita del bambino (Prime naissance), ma è destinato alle famiglie che rientrano in determinati requisiti di reddito (anche se le maglie sono talmente larghe che quasi il 90% dei nuclei risulta avente diritto). Cosa diversa per il Belgio in cui i 1200 euro previsti alla nascita del bambino sono indipendenti dalla situazione reddituale dei richiedenti. In Spagna, invece, il bonus nascita introdotto in passato è stato poi successivamente eliminato e stessa sorte ha avuto l’”una tantum” previsto dal Governo Inglese.

In cosa dunque l’Italia manca rispetto agli altri Paesi? La differenza sostanziale la fanno le politiche a sostegno della genitorialità e la possibilità di poter gestire in maniera flessibile il proprio tempo alternandolo tra famiglia e lavoro. In gran parte del resto d’Europa il supporto dello Stato nella gestione economica del bambino è costante nel corso degli anni. All’ombra della tour Eiffel, dal secondo figlio a carico, una famiglia ha diritto ad un assegno mensile pari a circa 130 euro; con 3 figli, l’importo aumenta a quasi 300 euro, con 4 figli a 460 euro, con 5 figli a 630 euro. A Bruxelles sono 90 euro per il primo bambino, circa 170 per il secondo, 254 per il terzo. In Germania il Kindergeld distribuisce 188 euro al mese per il primo e secondo neonato che passano a 194 per il terzo figlio e 219 per il quarto. La legislazione inglese è più ingarbugliata con una giungla di norme ed eccezioni, tuttavia anche qui con il Child Benefit il contributo dello Stato è pari a 20.70£ a settimana per il primo figlio e di 13.70£ a settimana per gli altri figli. La stragrande maggioranza di questi supporti al reddito durano fino al compimento dei 18 o 21 anni dei figli.

Ai  supporti economici mensili poi, si aggiungono molte altre agevolazioni che seguono la crescita e l’educazione del bambino: Parigi  ad esempio prevede un contributo mensile per il ricorso al servizio di baby-sitting a domicilio o di assistenza all’infanzia (asilo-nido) di un importo compreso tra 84 a 460 euro, a seconda dell’età del figlio, del numero di figli a carico e dei requisiti di reddito. A Londra,  per le famiglie con figli minori di 5 anni iscritti ad un servizio all’infanzia convenzionato e con genitori che lavorano più di 16 ore alla settimana, è previsto un contributo economico settimanale per coprire le spese compreso tra £120 e £210, a seconda del reddito, del numero delle ore lavorate, dell’importo del servizio e del numero di figli.

Ma il vero supporto nei paesi europei è rappresentato dall’esenzione dal lavoro e da tutte quelle misure che conciliano la nascita di un bambino con la vita lavorativa di entrambi i genitori. In Italia, infatti, esiste il “congedo maternità”, pari a cinque mesi percependo l’80% dello stipendio, e dedicato unicamente alla mamma del piccolo (il congedo paternità, di due giorni, lo consideriamo decisamente irrilevante). In altri Paesi europei, invece, c’è un supporto all’intero nucleo familiare. Prendiamo il caso della Germania che è forse quello più lampante: l’Elterngeld è un’indennità che viene erogata dopo la nascita del bambino e sono entrambi i genitori a poterne usufruire nei limiti dei 14 mesi complessivi e per un massimo di 12 mesi a genitore. Dunque uno dei genitori può prendere l’assegno per 6 mesi e l’altro per gli altri 8 mesi restanti. La misura va da un minimo di 300 a un massimo di 1.800 euro mensili in base al reddito. Si può anche non sospendere completamente l’attività lavorativa, ma ridurla fino a un massimo di 30 ore settimanali. In questo modo, oltre ad avere più tempo per stare con i propri figli,  si riesce ad organizzare meglio lo spazio da dedicare al lavoro e alla famiglia, oltre a pesare meno sui datori di lavoro che non devono far fronte ad assenze troppo lunghe.  A quelle elencate si aggiungono moltissime altre agevolazioni finalizzate a promuovere le nascite e a dare un concreto supporto alle famiglie con figli.

In conclusione: se il nuovo bonus rappresenta una misura positiva e attesa dalle famiglie, di fatto compensa a malapena la riduzione del 20% dello stipendio medio di una mamma lavoratrice che si trova in congedo di maternità obbligatoria. Per quanto riguarda invece il supporto ai genitori, l’assistenza e le altre agevolazioni, il nostro Paese continua ad affidarsi all’unica vera formula di welfare che funziona: i nonni.

Tags: Bonus MammeDichiarazione IseeEurostatInpsIstatLegge di Bilancio 2017Welfare
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