Parlamento

Ddl Concorrenza: la maggioranza deve accelerare

Lavori in Commissione Industria fermi per mancanza dei pareri sul testo. Per l’ok entro la pausa estiva serve la volontà politica di chiudere la questione

di Andrea Spuntarelli

Nulla di fatto. Così può essere riassunto l’esito delle riunioni, nelle giornate di ieri e oggi, della Commissione Industria del Senato sul Ddl Concorrenza.

A quanto risulta dai resoconti dei lavori, la Commissione non potrà procedere a votare i circa 15 emendamenti ammessi all’esame finché non arriveranno tutti i pareri obbligatori sul provvedimento, a partire da quello della Bilancio di Palazzo Madama. Inoltre, sarebbe tuttora mancante la relazione tecnica del Governo sulle modifiche apportate dalla Camera in terza lettura, circostanza che ha spinto il presidente Massimo Mucchetti a esprimere “sconcerto” per un ritardo che, a detta dell’esponente dem, “non sarebbe peraltro il primo registrato nel corso dell’iter”.

Essendo ormai imminente la pausa estiva delle attività parlamentari, per arrivare all’approvazione definitiva del Concorrenza è indispensabile che l’Esecutivo e la maggioranza giochino a carte scoperte, dimostrando di puntare a chiudere una volte per tutte la questione. Come affermato dal relatore Luigi Marino (Ap), non può più essere rinviata una verifica politica sull’effettiva volontà di condurre in porto il testo nei prossimi giorni, anche per evitare che il lavoro della Commissione Industria possa essere vanificato da una mancata discussione del Ddl in Aula nella prima settimana di agosto.

Calendario alla mano, il tempo e lo spazio per far sì che il Ddl Concorrenza veda finalmente la luce ci sono, viste le accelerazioni impresse dal Senato sui Decreti Legge Mezzogiorno e Banche venete. Ora non resta che vedere se, nelle prossime ore, alle rassicurazioni e agli impegni verbali degli esponenti di maggioranza seguiranno i fatti. Al di là di ogni dubbio, un eventuale rinvio del provvedimento a settembre rappresenterebbe un ulteriore colpo di scena per la vicenda, già adesso degna del teatro dell’assurdo.