Economia Europa

Bce: l’ultimo discorso dell’uomo del “whatever it takes”

Ultima conferenza stampa per Mario Draghi, dopo 8 anni al vertice della Banca Centrale Europea. “Non ho rimpianti, ho fatto del mio meglio”, garantisce. Dal primo novembre al suo posto ci sarà Christine Lagarde

di Stefano Bruni

Dopo 8 anni alla guida della Bce, Mario Draghi ha tenuto la sua ultima conferenza stampa da presidente. Dal primo novembre, a dirigere la Banca centrale europea ci sarà infatti Christine Lagarde.

Era infatti il primo novembre 2011 quando Mario Draghi varcò per la prima volta da Presidente la porta della Banca centrale europea, consapevole che avrebbe dovuto guidare l’Eurozona fuori da una crisi senza precedenti, che affondava le proprie radici nella crisi finanziaria ed economica scoppiata in USA nel 2008.

Ed è stato certamente all’altezza, Super Mario, dato che portano proprio il suo nome i provvedimenti più incisivi di questi anni.

È dell’economista italiano, infatti, il Piano di Rifinanziamento a lungo termine (LTRO), studiato per sostenere la liquidità delle banche in un periodo caratterizzato da sofferenze e credit crunch, così come il taglio dei tassi d’interesse fino a portarli in negativo, per sostenere con lo strumento più tradizionale una politica ultra accomodante.

E poi ancora, lo sblocco del Meccanismo europeo di stabilità (ESM), meglio noto come Fondo salva-Stati, studiato per porre rimedio a crisi debitorie dei Paesi del Blocco e il più noto   Quantitative easing, con cui l’Eurotower riacquista i titoli di Stato in pancia alle banche immettendo liquidità da destinare al finanziamento di famiglie e imprese.

La Germania non ne fu particolarmente felice, ma grazie al “cannone” QE sono stati immessi nel sistema – sino a fine 2018 – circa 2.600 miliardi di euro (pari a quasi il 20% del Pil dell’Unione europea).

Da ultimo, il suo provvedimento più recente, che risale allo scorso settembre, e che riguarda l’approvazione di un nuovo pacchetto di stimoli con taglio dei tassi e un secondo Qe da 20 miliardi di euro al mese grazie al quale sono state calmate le turbolenze finanziarie che minavano l’Eurozona, alle prese con dazi, Brexit e crisi geopolitiche.

Soprattutto, però, Mario Draghi sarà ricordato per quel “Whatever it takes”, “Ad ogni costo”, pronunciato nel luglio 2012, e diventato un vero e proprio cavallo di battaglia per l’Istituto di Francoforte.

Ma dopo tutto questo lavoro, come lascia l’Eurozona Mario Draghi?

Rispetto allo scenario economico ha precisato che “i rischi restano al ribasso“, citando in particolare i fattori geopolitici, i dazi e la vulnerabilità dei mercati emergenti.

Non ha mancato di punzecchiare poi la Germania, spingendo verso una politica più espansiva: “I governi che hanno spazio di manovra di bilancio devono agire in modo efficace e tempestivo” ha detto. “Prudenza” invece ha chiesto per i Paesi ad alto debito (e dunque anche all’Italia).

E poi un avvertimento rispetto ad un possibile” downturn (recessione) dell’economia, che sia globale o dell’Eurozona“.

Parlando degli ultimi dati macroeconomici, Draghi ha detto che “purtroppo, tutto ciò che è accaduto dalla decisione di politica monetaria di settembre ha mostrato abbondantemente che la nostra determinazione ad agire tempestivamente era giustificata“, precisando, in relazione alle critiche espresse pubblicamente contro il pacchetto di politica monetaria di settembre, che “Non c’è stata alcuna reazione da parte mia“.

In una frase, semplice, in linea con il suo “savoir faire”, il Presidente uscente ha concentrato il bilancio del suo mandato: “Ho cercato di rispettare il mandato nel miglior modo possibile“. “Se c’è una cosa di cui sono orgoglioso è aver sempre perseguito il mandato. Mai gettare la spugna“.

Ed ora che ne sarà di Mario Draghi? Ci sarà una qualche esperienza politica nel suo futuro?

Davvero non so. L’ho detto molte volte. Chiedete a mia moglie, ne sa più lei” ha detto ironicamente.