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Una settimana all’insegna di “prove d’intesa”. Maroni apre i giochi. E nel frattempo si lavora ai programmi elettorali

di S.C.

È partito il countdown verso la tornata elettorale del 4 marzo: non soltanto elezioni politiche ma anche regionali in Lazio e Lombardia, con i partiti al lavoro per definire i programmi (entro il 21 gennaio ndr) e le liste che invece dovranno essere depositate al Viminale entro il 29 gennaio.

A Camere sciolte, con il governo in regime di prorogatio, il Presidente del Consiglio ha inviato una nota per regolamentare le attività che i vari Ministri, Viceministri e Sottosegretari potranno svolgere da qui all’insediamento del prossimo esecutivo. Tra le attività principali del governo, l’attuazione delle leggi (comprese le leggi delega), la prosecuzione dell’attività europea e internazionale, e dell’attività amministrativa, in particolare in ambito economico-finanziario. Il Governo potrà procedere inoltre alle nomine, designazioni e proposte per assicurare la funzionalità di enti e organi, nonché il rispetto dei termini di leggi vigenti.

Tramesso in Parlamento lo schema di Decreto del Presidente del Consiglio sull’introduzione del dibattito pubblico per la realizzazione di grandi opere e infrastrutture dal rilevante impatto socio-ambientale. L’atto è stato assegnato, rispettivamente, alle Commissioni Ambiente della Camera e Lavori pubblici del Senato, che dovranno esprimere i propri pareri entro il 29 gennaio.

Sono state inoltre pubblicate questa settimana le delibere della Commissione di Vigilanza sulla Rai e di Agcom relative alla par condicio elettorale.

Passando ai principali avvenimenti politici della settimana, la decisione di Roberto Maroni di non ricandidarsi alle prossime elezioni in Lombardia (il candidato del centrodestra sarà Attilio Fontana, ex sindaco di Varese), tra gli altri effetti ha avuto soprattutto quello di spingere a “prove d’intesa” Pd e Liberi e Uguali nella speranza di far tornare competitivo il candidato del Nazareno, Giorgio Gori. Senza dimenticare che nel Lazio si stava tentando da tempo, sebbene più in discesa, un’analoga operazione. Sui tentativi d’intesa tra Pd e sinistra per le prossime regionali, la linea tracciata dai leader di Liberi e uguali, Pier Luigi Bersani assieme al governatore toscano Enrico Rossiè stata quella di “trovare una quadra” per sostenere Nicola Zingaretti  e aprire, allo stesso tempo, un confronto sul programma anche con Gori (ipotesi sempre più difficilmente percorribile, per l’ostilità di Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana). Bersani ha dichiarato: “Stiamo lavorando, faremo di tutto. L’importante è che non sia un’ammucchiata contro la destra o un accordo tra gruppi dirigenti. Serve una proposta alternativa di sinistra rispetto a quella della destra”. Una decisione che potrebbe arrivare oggi in giornata dopo le assemblee in Lombardia e in Lazio, come ha precisato il leader di LeU, Pietro Grasso.

Sempre in ambito del centrosinistra, il Partito Democratico è al lavoro sul programma elettorale che verrà presentato durante la direzione del 16 gennaio, contemporaneamente alle deroghe per ministri e capigruppo che abbiano superato i 15 anni di mandato parlamentare, tra questi Paolo Gentiloni, che giocherà un ruolo fondamentale, Minniti, Pinotti e Giachetti. Deroga anche per Fassino, mentre Poletti, Finocchiaro e la Bindi hanno dichiarato che non si ricandideranno.

Sul fronte del centrodestra, dopo il vertice di Arcore di domenica scorsa, si lavora al programma elettorale della coalizione tra FI, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia: flat tax, sicurezza, giustizia giusta, giovani, famiglia, coesione sociale, crescita, meno burocrazia, un’Europa non matrigna ma un’ Europa della solidarietà e della crescita con relativa revisione dei Trattati, completa revisione delle legge Fornero, completa revisione e riscrittura delle leggi sul lavoro, compreso il Jobs Act. E proprio sul programma si è più volte espresso Matteo Salvini, ritornando sulla proposta di abolire la legge Fornero sulle pensioni; la Lega si è inoltre scagliata contro le riforme della ministra Beatrice Lorenzin. Via Twitter, Salvini spiega che una volta al governo il centrodestra cancellerà l’obbligo della vaccinazione. La proposta di Salvini non piace però a Forza Italia. “Non credo proprio”, risponde Paolo Romani a chi gli chiede se aboliranno l’obbligo dei vaccini.

A livello di coalizione di centrodestra, da evidenziare che Stefano Parisi, ex candidato sindaco di Milano, e leader di Energie per l’Italia, ha chiesto di valutarne una sua inclusione, grazie al collegamento con il gruppo parlamentare Civici e Innovatori. Nel frattempo, anche lo schieramento politico che fa capo a Vittorio Sgarbi, “Rinascimento”, ha trovato una quadra sulla raccolta delle firme, grazie ad un accordo con questi ultimi.

Passando al Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio è intervenuto sull’euro dichiarando che: “non credo sia il momento di uscirne, anche perché l’asse franco-tedesco non è più così forte. Il referendum sull’euro è un’extrema ratio che spero non ci sia”. Il Movimento ha inoltre presentato una piattaforma per l’abolizione di 400 leggi per combattere la burocrazia. Questo piano “taglia leggi” verrebbe attuato nei primi giorni di governo, partendo da spesometro, split payment, redditometro e studi di settore. “Su leggidaabolire.it associazioni, cittadini, professionisti potranno presentare la loro proposta di legge da abolire” ha dichiarato Di Maio durante la presentazione della piattaforma.

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