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Transizione energetica: ruolo oil resta centrale

Le previsioni UP al 2030. Domanda energia primaria stabile, a circa 160 Mtep. L’evoluzione del parco auto

di LabParlamento

Gli scenari della transizione energetica confermano il ruolo ancora centrale del petrolio nel soddisfacimento della domanda di energia primaria italiana, in particolare nel settore dei trasporti. Lo sostiene la nuova edizione “Previsioni di domanda energetica e petrolifera italiana 2017-2030”, curato dall’Ufficio Rilevazioni e Analisi dell’Unione Petrolifera.

L’edizione di quest’anno, informa una nota, presenta alcune novità rispetto alle precedenti, in quanto pone alla base delle analisi i target previsti dallo scenario europeo EUCO27 per il nostro Paese, scenario ricompreso fra quelli presi a riferimento per l’aggiornamento della Strategia energetica nazionale (Sen). Le nuove previsioni recepiscono quindi gli obiettivi ambientali europei inseriti nel Pacchetto Clima-Energia, valutandone gli effetti sulle diverse fonti energetiche, in particolare sui prodotti petroliferi. Tuttavia, non essendo ancora note, al momento delle elaborazioni, le specifiche politiche che la nuova Sen tenderà a mettere in atto, alcuni trend potrebbero avere un’evoluzione più accelerata, altri meno. Ma, come detto, anche in questi scenari “virtuosi” verso la de-carbonizzazione, l’oil ricopre un ruolo strategicamente centrale.

In sintesi, i principali risultati sono i seguenti. La domanda di energia primaria complessiva dovrebbe attestarsi nel 2030 a 159,6 Mtep, un volume quasi equivalente a quello del 1988, con una notevole presenza di rinnovabili che dovrebbero coprire oltre il 24% della domanda totale rispetto al 34,6% del gas naturale e a circa il 33% del petrolio.  Le emissioni di CO2 al 2030 dovrebbero risultare più basse del 27% rispetto al 1990 ed inferiori del 35% rispetto al 2005. Quelle derivanti dai prodotti petroliferi nel 2030 saranno inferiori di circa il 50% rispetto al 1990. La domanda petrolifera risentirà naturalmente del progressivo affermarsi di forme di mobilità alternative, con un volume al 2030 stimato intorno ai 55 MTonn, ossia 4,6 MTonn in meno rispetto ad oggi.

Quanto all’evoluzione del parco auto (effettivamente circolante), al 2030 si prevede una consistenza pari a 33,7 milioni di unità, più o meno quello attuale, dopo avere raggiunto un picco di 34,2 milioni nel periodo 2018-2022.  Il parco a gasolio è stimato crescere lievemente fino al 2020 per raggiungere un peso sul totale di circa il 45% (rispetto al 44% attuale), per poi ridimensionarsi negli anni successivi e giungere al 2030 al 38%.

Le vetture con alimentazione gpl e metano consolideranno la loro presenza, mentre per le ibride è prevista una notevole diffusione che le farà passare dai 106.000 pezzi del 2016 ad oltre 3.000.000 nel 2030. Le auto elettriche, non ancora sostenute da salti tecnologici determinanti quanto piuttosto da iniziative a livello locale e da incentivi pubblici, dovrebbero passare dalle 5.000 attuali a circa 300.000 nel 2030. Promettenti gli sviluppi per le auto plug-in, soprattutto a benzina, stimate al 2030 intorno alle 400.000 unità. In conseguenza di ciò, il parco a benzina (escludendo le ibride), nel 2030 si attesterà a poco più di 13 milioni di veicoli (rispetto ai circa 16 milioni attuali), con un’efficienza molto maggiore dell’attuale.

E’ stato valutato altresì uno scenario alternativo “High” in cui sono stati stimati gli effetti sui volumi dei carburanti di una ipotesi di diffusione ancora più ampia e rapida di vetture ad alimentazione alternativa, con un raddoppio delle elettriche e delle plug-in e una conseguente riduzione dello 0,9% della domanda di prodotti petroliferi. In tale ipotesi più spinta, il peso delle sole auto alimentate a benzina e gasolio scenderebbe dal 77 al 74%.

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