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Renzi apre alla coalizione ma la pagina resta “bianca”

Documento unitario in Direzione: il segretario dice sì ad alleanze al centro e a sinistra. Freddezza da Mdp. Voci di ticket elettorale Grasso-Boldrini…

di Andrea Spuntarelli

Piena disponibilità ad avviare un dialogo a sinistra e al centro per costruire una coalizione che sia più di un apparentamento tecnico, ma senza abiure sui risultati raggiunti negli ultimi anni.

Questo, in sintesi, è stato il messaggio principale della relazione con cui Matteo Renzi ha aperto la Direzione del Partito Democratico (a porte chiuse). Il segretario dem ha dunque raccolto, seppur senza tradire il suo stile comunicativo, l’invito a lanciare un primo segnale per la ricostruzione di uno schieramento di centrosinistra, in mancanza del quale alle prossime Politiche la competizione per Palazzo Chigi sarebbe limitata a centrodestra e Movimento 5 Stelle.

Renzi ha per la prima volta elencato tutte le formazioni con le quali il Pd intende confrontarsi nei prossimi giorni, spingendosi dai Radicali (ricevuti in mattinata nella sede del Nazareno) fino a Mdp e Sinistra Italiana, e ha avvertito che le eventuali rotture sulle alleanze dovranno attribuirsi ad altri e non al Partito Democratico, intenzionato a non mettere veti neanche nei confronti dei bersanian-dalemiani. Concretamente, l’ex premier ha rivendicato i miglioramenti riportati dal Paese grazie all’operato del proprio Governo e dell’Esecutivo guidato da Paolo Gentiloni,  mostrandosi tuttavia disponibile a concentrarsi sugli obiettivi ancora da raggiungere, in primis in termini di occupazione. Un’apertura è arrivata anche sul versante dei provvedimenti in bilico in Parlamentoa partire dal biotestamento e dallo Ius soli, sui quali il segretario dem ha confermato l’intenzione di arrivare all’approvazione definitiva, senza tuttavia mettere a repentaglio la conclusione della Legislatura.

La relazione di Matteo Renzi ha aperto la strada all’approvazione di un documento finale su cui è arrivato il via libera di 164 dei 200 membri della Direzione Pd, compresi gli esponenti riconducibili alla corrente di Michele Emiliano. Astenuti, invece, i componenti vicini ad Andrea Orlando. E’ stata dunque scongiurata la presentazione di ordini del giorno da parte delle minoranze.

Al di là di quanto affermato oggi al Nazareno, la situazione nel centrosinistra sembra ancora fluida in merito alla formazione di un’alleanza. Pierluigi Bersani, poco dopo la conclusione dell’intervento di Renzi, ha fatto sapere che dalle parole si dovrà passare ad atti concreti, ma soprattutto non va trascurato quanto accaduto, nella giornata di ieri, durante la convention romana di Campo Progressista. Difatti, se Giuliano Pisapia non ha chiuso le porte a un’intesa con il Partito Democratico, dicendosi disposto a tentare fino all’ultimo la via dell’accordo pur contestando le strategie di Renzi, Laura Boldrini ha invece lamentato l’assenza (per il momento) delle condizioni necessarie per un patto con l’ex sindaco di Firenze, puntando il dito contro una serie di politiche che negli ultimi anni avrebbero causato tensioni sul piano sociale.

In questo senso, appare interessante l’asse che si starebbe creando tra la seconda e la terza carica dello Stato, tanto che nelle ultime ore non mancano le voci che vedrebbero nei due Presidenti i leader di una lista (in via di definizione) unitaria della sinistra, alternativa al Pd. Tanto Pietro Grasso quanto Laura Boldrini, al di là dei rispettivi incarichi istituzionali, non hanno mai nascosto la loro lontananza dalla stagione renziana, e nel caso del Presidente del Senato la rottura si è ormai consumata in modo irrevocabile. Se si arrivasse veramente a un ticket elettorale di questo tipo, la scelta avrebbe con tutta probabilità un buon seguito nell’elettorato progressista.

“Il futuro è una pagina bianca: o la scriviamo noi o la scriveranno le destre”. Così Matteo Renzi ha riassunto le proprie intenzioni in tema di coalizioni. Il problema, per il centrosinistra, è che il tempo sta ormai scadendo e che ogni giorno aumenta sempre di più il rischio di ritrovarsi in minoranza nel prossimo Parlamento, nonostante le dimostrazioni di ottimismo dei leader.

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