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Rapporto Istat. Fico: “Base per azione di Governo e Parlamento”. I punti principali

RELAZIONE ANNUALE ISTAT

Alleva: “Prosegue l’aumento del tasso di occupazione”. Presentato il documento annuale

di LabParlamento

Questa mattina, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, il Presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, ha illustrato la ventiseiesima edizione del Rapporto annuale sulla situazione del Paese.

Il Rapporto, secondo il Presidente della Camera, Roberto Fico, intervenuto alla presentazione: “Non offre soltanto un ritratto approfondito e aggiornato del Paese ma contiene preziose chiavi di lettura delle principali dinamiche che investono il nostro futuro. Costituisce dunque una base di conoscenza imprescindibile per l’azione del Parlamento e del Governo nonché per un dibattito vivo ed efficace”. Fico ha inoltre osservato che “quest’anno, il rapporto sembra assumere un rilievo ancora più significativo. Siamo infatti nella fase di avvio di una nuova legislatura e sono in corso le procedure che potrebbero portare alla formazione di un nuovo Governo. In questo contesto le analisi dell’Istat costituiscono strumenti indispensabili per individuare le strategie di intervento idonee a dare risposta alle aspettative dei cittadini e alle grandi sfide che il nostro Paese deve affrontare”.

Il declino demograficola popolazione italiana diminuisce per il terzo anno consecutivo. Le nascite sono in calo da 9 anni. La dinamica è riconducibile alla riduzione del numero di donne in età feconda. Da Rapporto emerge inoltre che l’Italia è il secondo Paese più vecchio del mondo dopo il Giappone: 168.7 anziani ogni 100 giovani.

Il saldo migratorio: al 1 gennaio 2018 si stima che la popolazione italiana ammonti a 60,5 milioni di residenti, con un’incidenza degli stranieri dell’8,4% (5,6 milioni). Rimane ancora ampiamente positivo il saldo migratorio: nel 2017 in Italia si registrano 184.000 stranieri in più.

Le reti e il lavorosecondo il Rapporto, la dote familiare in termini di beni economici ma anche di titoli di studio e attività dei genitori è ”determinante” per avere successo nello studio e nel lavoro: solo il 18,5% di chi parte dal basso si laurea e il 14,8% ha un lavoro qualificato. Per quanto riguarda la ricerca del lavoro, il 32.8% dei laureati trova lavoro inviando curriculum o attraverso inserzioni, mentre il 24.3% attraverso canali informali.

Alleva ha evidenziato come il 90% delle persone cerchi lavoro tramite reti informali. La ricerca avviene combinando più canali nell’80% dei casi. Il ricorso alle reti informali più frequente tra le persone con titolo di studio basso, età elevata e residenti nelle regioni meridionali.

La ripresa del mercato del lavoro iniziata nel 2014 “è andata consolidandosi nel 2017” con un aumento di occupati stimati nella contabilità nazionale di 284.000 unità sul 2016 a fronte dei 324.000 in più registrati nell’anno precedente. “Prosegue per il 4° anno consecutivo l’aumento del tasso di occupazione, che si attesta al 58,0%, prossimo al dato del 2008Cresce anche l’occupazione femminile, ancora però inferiore di 13 punti rispetto a media UE” ha dichiarato Alleva.

Il monte ore lavorate nel 2017 ha raggiunto quota 10,8 miliardi di ore, ormai vicino al recupero del livello pre-crisi (11,5 miliardi nel 2017). La dinamica salariale invece è rimasta contenuta con le retribuzioni contrattuali per dipendente cresciute solo dello 0,6% in linea con il minimo storico registrato nel 2016.

Nel 2017 il numero di disoccupati diminuisce del 3.5%, rafforzando la contrazione già segnalata nel 2016. Questa tendenza è rispecchiata nella contestuale diminuzione del tasso di disoccupazione, passata dall’11.7% del 2016 all’11.2%.

Guardando i settori produttivi, nel 2017 quasi il 90% della crescita dell’occupazione è concentrata nei serviziGli occupati aumentano nell’industria in senso stretto ma a ritmo più contenuto rispetto al 2016 mentre per la prima volta dal 2009 la variazione è positiva anche nelle costruzioni (+0,9%). Il settore agricolo registra invece un calo dell’1,4%.

Per il quarto anno consecutivo si riducono gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, che nel 2017 sono sotto i 13,4 milioni. I giovani tra i 15 e i 29 anni non occupati e non in formazione (Neet) scendono sotto i 2,2 milioni. Dopo il forte calo registrato nel 2016, la diminuzione è più debole nel 2017 (-25 mila, -1,1%), alimentata in gran parte dalle donne. Il segmento più numeroso tra i Neet è comunque costituito da persone in cerca di occupazione (898 mila persone, il 41,0% del totale).

Le politiche attive del lavoro sono efficaci anche per contrastare la povertà e l’esclusione sociale.

La dinamica dei prezzi: l’inflazione torna positiva (+1.3%) dopo tre anni di stagnazione. In aumento i prezzi dei beni energetici (+4.5%). L’inflazione di fondo resta contenuta (+0.8%).

Crescita del Pil: +1.5% in volume. Fiducia di famiglie e imprese mostrano segnali positivi. Crescita contenuta dalle componenti interne di domanda.

Il Rapporto Annuale dell’Istat 2018

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Leggi l’articolo sull’audizione dell’Istat