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“La Commissione banche non ha fallito, ma ora bisogna agire…”

La sede centrale della Banca d'Italia, a Roma

Angelo Baglioni (Università Cattolica) commenta a LabParlamento  le conclusioni del lavoro svolto. E sottolinea: “Bankitalia e Consob devono collaborare”

di Valentina Magri

“Ha avuto i suoi alti e bassi: dalle audizioni e dalle relazioni della Commissione banche sono emerse informazioni molto interessanti. Deludente è stata però la parte finale dei lavori, che si sono focalizzati più su aspetti secondari, ma con un grande impatto mediatico, come il ruolo del ministro Boschi. Sono aspetti che però interessano meno dal punto di vista del risparmiatore, cui interessano più i provvedimenti per migliorare la situazione”. Questo il bilancio sintetico dell’esito della commissione banche tracciato a LabParlamento da Angelo Baglioni, professore ordinario alla facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative presso l’Università Cattolica di Milano.

La Commissione banche non è riuscita a elaborare una relazione comune al termine dei suoi lavori. Significa che ha fallito nel suo compito?

“Non direi che ha fallito nel suo compito, significa solo che ci sono state delle divergenze politiche tali per cui alla fine non si è riusciti a convergere su una relazione univoca. Le diverse relazioni però non sono inutili, soprattutto quella di maggioranza che contiene svariate indicazioni valide. Tutte però convergono sull’indicazione di migliorare i rapporti e lo scambio di informazioni tra Consob e Banca d’Italia”.

A cosa è dovuta la mancanza di collaborazione tra le due autorità?

“C’è un po’ di diffidenza tra le due autorità perché perseguono obiettivi diversi: Bankitalia vuole tutelare la stabilità del sistema bancario (evitare crisi e fallimenti), mentre Consob ha l’obiettivo della trasparenza. Questi scopi talvolta divergono, per cui Banca d’Italia tende a tenere le informazioni riservate mentre Consob ha spesso seguito un approccio formale nella tutela della trasparenza, ad esempio inserendo nei prospetti informativi solo alcune informazioni ricevute da Bankitalia. Peraltro i prospetti restano poco utili per i risparmiatori perché sono lunghi e illeggibili. Servirebbero altri canali”.

Quali canali esattamente?

“Il KID (Key Information Document), un documento di un paio di pagine già previsto per alcuni prodotti del risparmio gestito, sarebbe da estendere ad azioni e obbligazioni, dove ad oggi è disponibile solo un prospetto semplificato, che tuttavia è lungo e tecnico. KID che andrebbe anche semplificato, dove sono menzionati concetti tecnici come la duration e il benchmark. Inoltre, bisognerebbe includere gli scenari probabilistici, dove sono associate le probabilità alle fasce di rendimento. In questo modo,il risparmiatore potrebbe ad esempio vedere la probabilità di perdita di metà del suo capitale dopo aver sottoscritto un certo strumento finanziario. È una modifica che fu introdotta anni fa dalla Consob, che poi è stata ritirata.”

Cosa si potrebbe fare per aumentare la collaborazione tra Consob e Banca d’Italia?

“È un compito difficile. La relazione della commissione parlamentare suggerisce di obbligare le due autorità a studiarsi i verbali delle ispezioni. Il TUF (Testo Unico della Finanza) e il TUB (Testo Unico Bancario) prescrivono già per le due autorità l’obbligo reciproco di scambio di informazioni e il divieto di opporre il segreto ufficio. Questi obblighi sono da rafforzare: serve l’obbligo di scambio completo di verbali, raccomandazioni e di trasmissione dei provvedimenti all’altra autorità. Ci vuole anche un cambio di atteggiamento da parte di Consob e Banca d’Italia: le leggi da sole non bastano, ci vuole anche la volontà di collaborare di più da parte delle due autorità.”