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Federalismo fiscale e lotta all’evasione, tra luci e ombre

Ernesto Maria Ruffini, direttore dell'Agenzia delle Entrate

Audizione del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Enrico Maria Ruffini, sulla partecipazione dei Comuni all’accertamento dei tributi erariali

di Alessandro Alongi

Continua la verifica dello stato di attuazione delle norme in materia di federalismo fiscale, introdotte dalla legge 42/2009. Chiamata a questo difficile compito è l’omonima Commissione parlamentare, il cui compito è quello di formulare osservazioni e fornire al Governo elementi di valutazione utili al fine di esaminare i progressi della legislazione nella composizione di un sistema tributario teso a rispettare quanto più la proporzionalità fra le imposte riscosse dagli enti territoriali e le tasse effettivamente utilizzate dall’ente stesso.

Stamane è stato il turno del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini che, all’interno dell’audizione ad essa dedicata, ha portato il proprio contributo sulle prospettive del disegno federalista in relazione all’impegno dell’Agenzia riguardo al sistema della riscossione negli enti locali.

Nel suo puntuale intervento Ruffini ha fornito, dapprima, il quadro normativo all’interno del quale si colloca la facoltà in capo a Province e comuni di riscuotere direttamente i tributi locali, possibilità a loro offerta dalla legge n. 446/97 per poi, in seconda battuta, introdurre un primo consuntivo della c.d. “Segnalazione qualificata”, ovvero la possibilità per gli enti locali di fornire elementi funzionali utili all’Agenzia delle entrate in modo così da poter far emergere comportamenti evasivi ed elusivi da parte del contribuente.

Non si tratta di una delazione “istituzionalizzata”, bensì di una collaborazione, virtuosa, da parte dell’ente territoriale, molto più vicino al singolo soggetto di quanto non lo sia l’Agenzia fiscale.

La partecipazione diretta dei comuni al contrasto all’evasione fiscale è stata introdotta dal D.L. n. 203/2005 e si basa sulla concessione di un incentivo mediante il riconoscimento di una quota pari al 30% delle maggiori somme relative a tributi statali riscosse a titolo definitivo, a seguito dell’intervento del comune che abbia contribuito all’accertamento stesso. In seguito agli ultimi interventi normativi, la misura è diventata ancora più appetitosa per i sindaci, potendo contare su un incentivo pari al 100% delle somme recuperate anche a titolo non definitivo.

Nel corso del 2015 sono state prese in carico dalle strutture operative dell’Agenzia 7.370 segnalazioni qualificate provenienti dai comuni, da cui sono scaturiti 1.982 accertamenti, contribuendo al recupero di 43 milioni di euro. Nel 2016, tale tipo di cooperazione, ha consentito di accertare maggiori imposte per circa 20 milioni di euro. Variegata appare la situazione nazionale, con le regioni del centro-nord in cui tale collaborazione è più spiccata (in particolare, Emilia, Lombardia e Liguria), mentre al centro-sud ancora tale modello partecipativo fatica a decollare (ad eccezione di Sicilia e Calabria che hanno registrate buone performance).

Non poco ha inciso la formazione sul personale comunale. Ad oggi più di 2000 dipendenti degli enti locali hanno beneficiato di interventi formativi, grazie ad un accordo tra Agenzia delle entrate e Anci, l’Associazione dei Comuni.

Tale nuova forma partecipativa alla composizione dell’erario ha stimolato il dibattito della Commissione che, per bocca del Sen. Collina (PD), si è interrogata sulla cornice “educativa” all’interno della quale questo nuovo tipo di dialogo costruttivo può collocarsi. La spinta verso un nuovo modello di legalità, a parere del senatore emiliano, contribuisce a disegnare un nuovo ecosistema di legalità che poggia su un nuovo ruolo assunto in tale ambito dagli enti locali, contribuendo così a dare maggiore certezza al diritto.

L’on. De Menech (PD), intervenendo nel dibattito, non ha celato la propria preoccupazione per la diminuzione delle segnalazioni da parte dei comuni, chiedendosi se alla base di tale flessione ci fosse qualche particolare motivazione, soprattutto criticità legate al modo di comunicare l’iniziativa. Ruffini, dal canto suo, si è dimostrato d’accordo sulla possibilità di migliorare la conoscenza di tale strumento, in modo da aumentare la consapevolezza dell’importanza della collaborazione. L’attribuzione, infatti, del 100% del maggiore importo recuperato a favore dei comuni può sicuramente rappresentare un volano non indifferente per invogliare l’ente a contribuire alla lotta all’evasione.

Il rapporto tra nuove tecnologie e riscossione, invece, è stato al centro delle domande del presidente della Commissione Giorgetti (Lega Nord), che si è interrogato sull’efficacia dell’affidamento delle notifiche delle cartelle erariali a soggetti privati diversi da Poste Italiane e sullo stato delle notifiche telematiche. Raccogliendo tale preoccupazione, il direttore Ruffini ha informato la Commissione sulla possibilità, offerta dalla legge, di provvedere alle notifiche in maniera elettronica, tramite PEC, a tutti gli operatori commerciali. Metodo che oltre a velocizzare l’intero processo consente anche risparmi in termini economici. Sulla scorta di ciò, a parere del Sen. Scibona (M5S), si potrebbe ricorrere alla notifica anche nei confronti dei privati cittadini che hanno autonomamente aperto un indirizzo PEC, grazie al recupero automatico, su base del codice fiscale di ciascun contribuente, dell’indirizzo a cura dell’amministrazione fiscale, facendo risparmiare così ulteriore tempo e denaro. È toccato a Ruffini raffreddare l’entusiasmo, sottolineando che, al momento, la legge non consente tale notifica se non soltanto agli operatori commerciali e ai professionisti iscritti agli albi.

Sotterrata l’ascia di guerra secessionista, intanto il 22 ottobre il popolo lombardo insieme a quello veneto saranno chiamati ad esprimersi nel primo referendum consultivo volto a conoscere il parere degli elettori sulla necessità, per i governi regionali, di intraprendere tutte le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Insomma, aspettando un vero federalismo fiscale la cui discussione si trascina ormai da cinque anni, la politica rimane con il fiato sospeso in attesa di conoscere il sentiment della piazza, con il rischio di far apparire anche la discussione di oggi come qualcosa di poco rispondente ai reali interessi dei territori.

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