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Def, i sindacati: sì al REI ma non basta. No a flat tax e condono

Preoccupa la crescita al ribasso e il dato occupazionale negativo. Tra le priorità strategiche, ridurre la pressione fiscale e rafforzarne la progressività. Audizioni in Commissioni congiunte

Di Maria Carla Bellomia

Poche luci e molte ombre sono emerse oggi dall’audizione delle principali sigle sindacali, riunite di fronte alle Commissioni speciali di Camera e Senato, per esaminare il Def 2018: un documento privo di elementi programmatici e di spunti di riforma di rilievo – come ricordato nel corso degli interventi – ma che sconta, allo stesso tempo, una pesante eredità politica fatta di “austerità, flessibilità condizionata e svalutazione competitiva.

E’ ancora una volta il lavoro il tema centrale su cui è stata richiamata l’attenzione dei commissari: il dato occupazionale negativo, soprattutto quello giovanile e femminile,  preoccupa molto i sindacati, che hanno manifestato la necessità per il nuovo Governo di mettere in campo, anche attraverso la creazione di un’Agenzia ad hoc, politiche industriali ed investimenti pubblici, sia al nord sia nel Mezzogiorno, tali da creare occupazione diretta tra giovani e donne.

Il Reddito di inclusione (Rei), seppur considerato positivamente, non riesce a soddisfare tutte le esigenze per uscire dallo stato di povertà e per questo motivo va implementato con risorse adeguate, così come va fatto con gli ammortizzatori sociali, da estendere ai lavoratori che ne sono attualmente privi.

In questo quadro, si inserisce la richiesta della Cgil di contrastare il precariato ed inserire il lavoro in un piano complessivo di riforme, ispirato alla Carta universale dei diritti del Lavoro già incardinata presso la Commissione Lavoro, sotto forma di proposta di legge, nella scorsa legislatura.

Una sonora bocciatura da parte dei tre sindacati confederati Cgil, Cisl e Uil è quella ricevuta dalla flat tax, ipotesi per ora non prevista nel Documento di economia e finanza in esame, ma che potrebbe essere ricompresa nella prossima programmazione economica; una forte contrarietà è stata espressa anche nei confronti di eventuali misure di condono e di minicondono, cui si contrappone la necessità di rafforzare la lotta all’evasione fiscale e alle economie sommerse, anche attraverso l’istituzione di un’Agenzia con compiti specifici in materia.

Tutti d’accordo poi sulla necessità di ridurre l’attuale imposizione fiscale e rafforzarne la progressività, così come sull’urgenza di disporre di nuovi sostegni agli investimenti pubblici e ai consumi delle famiglie per risollevare la leva economica.

In particolare la Cisl si è fatta portavoce di una proposta di legge di iniziativa popolare ispirata a un sistema fiscale più equo, basato sul rafforzamento del principio della progressività, della rivisitazione delle aliquote e del ridisegno del sistema delle deduzioni, detrazioni e agevolazioni, insieme all’ampliamento della no tax area.

Urgente è poi disinnescare le clausola di salvaguardia sull’Iva per scongiurarne l’aumento, cosa che penalizzerebbe la domanda interna  e avrebbe un effetto recessivo sulla crescita del Pil, purché ciò avvenga nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, senza ricorrere a nuovi tagli di spesa.

Un altro tema ricorrente nell’intervento dei sindacati è stato quello delle politiche comunitarie, anche in vista del prossimo appuntamento del 28 e 29 giugno in sede di Consiglio europeo: Gianna Fracassi  della Cgil ha in particolare evidenziato la necessità di rinegoziare il vincolo del Fiscal compact e di impegnare l’Italia nell’ambito della programmazione economica e finanziaria Ue del prossimo quadro pluriennale 2021-2027.

Preoccupa poi Ignazio Ganga della Cisl la forte dipendenza della nostra economia dal quadro internazionale – con l’export fattore propulsivo determinante –  che andrebbe ridotta attraverso il rafforzamento della domanda interna, passando “dal fiscal compact all’investment compact”.

Spunto di riflessione per la Uil è poi la contrazione degli investimenti fissi della PA che ha un impatto negativo diretto sulla mancata creazione di posti di lavoro duraturi.

In conclusione, le sigle sindacali si sono mostrate concordi sull’urgenza di un nuovo Governo che, nel pieno delle sue funzioni, dia risposte, non solo nazionali ma anche in un’ottica europea, ai temi della crescita, degli investimenti  e delle infrastrutture materiali e immateriali.