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Collaboratori parlamentari: è questa l’ora di cambiare le cose

Dopo il “caso” sollevato dalle Iene, la risonanza è massima. Boldrini in campo. LabParlamento  a colloquio con AICP, associazione di categoria

di Simona Corcos

Dopo il “caso” sollevato dalla trasmissione Le Iene, cresce l’attenzione per la situazione dei collaboratori parlamentari. La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha dichiarato che “non c’è nulla di onorevole nello sfruttamento” e che bisognerebbe cogliere l’attimo e portare a casa la riforma dei contratti dei collaboratori parlamentari in questo scorcio di legislatura. AICP (Associazione Italiana Collaboratori Parlamentari) è scesa in piazza. LabParlamento ha sentito Laura Bonazzi e Roberto Calise, collaboratori parlamentari di Senato e Camera.

Quali sono le modalità e le tempistiche di approvazione per riformare i contratti dei collaboratori parlamentari? Perché questa strada non è ancora mai stata percorsa?

Laura Bonazzi: “Le parole della presidente Laura Boldrini e la risonanza mediatica che sta avendo la nostra protesta ci lasciano ben sperare. Confidiamo in una modifica dei regolamenti parlamentari.  In base all’autodichìa, Camera e Senato possono decidere autonomamente, rispetto alle leggi dello Stato, quali regole applicare al proprio interno. Quindi, per modificare la nostra condizione, si deve intervenire sui regolamenti interni che attualmente prevedevo che ogni parlamentare riceva ogni mese 4180 euro dal Senato e 3690 euro dalla Camera per le cosiddette “spese per l’esercizio del mandato”. In questa voce rientrano le spese per i collaboratori, ma non solo, anche quelle per l’ufficio, i contributi dati al partito, etc… Il parlamentare è tenuto a rendicontare quadrimestralmente soltanto la metà delle spese sostenute, il che determina una gestione non del tutto trasparente del denaro pubblico”.

“Per cambiare i regolamenti occorre una delibera dell’ufficio di presidenza che è composto dai rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari. E’ perciò facile comprendere perché fino ad oggi non si è voluto mettere mano alla riforma dei contratti dei collaboratori parlamentari.

La nostra proposta è quella di far sì che il rapporto di lavoro dei collaboratori parlamentari sia gestito direttamente dalla Camera di appartenenza, come avviene al Parlamento europeo, in questo modo ci sarebbe un’uniformità nei contratti e noi avremmo maggiori tutele oltre che un adeguato riconoscimento professionale”.

Roberto Calise: “Attualmente infatti, non vi sono tipologie contrattuali standard per i collaboratori parlamentari in Italia. C’è chi ha un contratto a tempo determinato, chi indeterminato (grazie agli sgravi previsti dal Jobs Act), c’è chi lavora a partita IVA o chi con i vecchi Co.Co.Co., questo senza considerare i casi limite di chi lavora a nero”.

Laura Bonazzi: “E’ corretto comunque che sia il parlamentare a scegliere il proprio assistente, con il quale si instaura un rapporto fiduciario, ma il contratto di lavoro poi deve essere gestito dal Parlamento. Ci sono colleghi costretti a lavorare contemporaneamente per 4-5 onorevoli per arrivare a uno stipendio decente a fine mese”.

Perché sarebbe importante portare a casa questo risultato prima della fine della legislatura?

Laura Bonazzi: “Perché finalmente i rappresentanti delle istituzioni, dalla Boldrini, ad altri parlamentari di rilievo hanno avuto prese di posizione forti nei nostri confronti.  Non ci si può dichiarare paladini dei diritti civili e sociali e poi nascondere la testa sulle condizioni di lavoro dei propri collaboratori. Il rischio è che se la riforma non passa ora, nella prossima legislatura occorra ripartire da zero”.

Roberto Calise: “Ora l’attenzione mediatica è alta e va sfruttata per portare a casa un risultato che non riguarderà i contratti in essere di molti noi collaboratori attuali, bensì sarà un lascito a chi continuerà il nostro lavoro nella prossima legislatura. Sarebbe la conclusione più bella per il nostro impegno con l’AICP”.

Boldrini vi ha ricevuti e si è impegnata per portare all’ordine del giorno della conferenza dei capigruppo la problematica della contrattualistica. Dal presidente del Senato Pietro Grasso non sono arrivate dichiarazioni. C’è una sensibilità diversa tra Camera e Senato sulla tematica? Quali sono state le azioni portate avanti da entrambi i rami del Parlamento fino ad oggi?

Laura Bonazzi: “La presidente Boldrini, che abbiamo ringraziato per la solidarietà che ci ha dimostrato, si è sentita chiamata in causa direttamente dalla grave vicenda denunciata dalla nostra collega Federica alle Iene, tuttavia va precisato che al Senato permangono al momento le stesse situazioni di irregolarità e spesso di abuso denunciate alla Camera”.

“È evidente che la riforma debba interessare entrambi i rami del Parlamento e AICP fino ad oggi ha portato avanti azioni sinergiche tra le due Camere. Durante l’incontro con la Presidente Boldrini abbiamo saputo che sono 612 i contratti dei collaboratori parlamentari regolarmente depositati negli uffici di questura; tuttavia il dato ci è stato fornito in forma aggregata, quindi non conosciamo il tipo di contratto applicato ne’ l’importo della retribuzione, che generalmente va dai 300 ai 1300 euro netti al mese. Gli uffici del Senato non ci hanno ancora fornito tali dati, nemmeno in forma aggregata”.

In sostegno della protesta sono intervenuti diversi parlamentari, da Pippo Civati a Cesare Damiano, Titti Di Salvo, a Andrea Colletti. Avete riscontrato una diversa sensibilità tra gruppi parlamentari? Sarà possibile trovare un accordo tra i gruppi?

Roberto Calise: “Abbiamo riscontrato diversi gradi di disponibilità tra singoli esponenti dei partiti. Il tutto è ancora troppo frammentato, proprio per le ragioni sopra esposte. Tuttavia, le decisioni le prendono i capigruppo, e con questi i vertici dell’AICP stanno portando avanti una delicata mediazione”.

Le Iene hanno raccontato una sorta di “parentopoli” per le assunzioni: sono comportamenti diffusi?

Laura Bonazzi: “I regolamenti parlamentari vietano l’assunzione da parte dei deputati e dei senatori di parenti ed affini, tuttavia là vicenda Caruso-Rossi dimostra come sia facile aggirare l’ostacolo. In realtà sono tante le forme di abuso riscontrate, perché mancano le forme di tutela e controllo adeguate. Si va dai contratti in nero, alle retribuzioni talvolta irrisorie a fronte di mansioni altamente qualificate come la preparazione di atti legislativi, redazione di comunicati stampa, gestione dei rapporti con i media solo per citarne alcune. Ci sono stati casi di licenziamenti senza giusta causa, o a causa di una maternità.

Occorre mettere un punto a questa situazione. Perché il Parlamento diventi una casa di vetro dobbiamo partire da questa riforma”.

Roberto Calise: “Sono a conoscenza di comportamenti profondamente scorretti, come so di contratti francamente vergognosi, anche se teoricamente legali: basti pensare che certi colleghi sono contrattualizzati con gli schemi che si applicano ai baristi o alle cameriere. Tuttavia, anche su questo tema è bene essere riservati: l’AICP offre assistenza legale gratuita ed anonima per chi subisce abusi, informazioni che quindi sono custodite gelosamente. In piazza, ad esempio, avete visto protestare chi è più fortunato, in quanto ha un contratto solido alle spalle, probabilmente perché lavora con un parlamentare sensibile a questi temi. Presi singolarmente, ci saremmo potuti disinteressare della categoria, consolati delle nostre fortune personali”.

“E’ difficile mettere la faccia su queste vicende, soprattutto quando il tuo capo è un politico, magari influente. In questo senso, la denuncia fatta a Le Iene è stato un atto di grande coraggio. Speriamo rappresenti davvero un punto di svolta, e soprattutto di non ritorno”.