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Abolire le tasse universitarie? Non aumenterà il numero di laureati

Servirebbero interventi di altro tipo. Daniele Checchi (Anvur) commenta la promessa elettorale di Liberi e Uguali

di Valentina Magri

“Non sarebbe efficace, neanche per raggiungere l’obiettivo della strategia europea di avere il 40% di laureati entro il 2020. Ci vorrebbero più sostegni in termini principalmente di residenze universitarie, attirando nuovi giovani negli atenei”. Questo il giudizio di Daniele Checchi, economista e membro del Consiglio Direttivo dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) sulla proposta di abolizione delle tasse universitarie da parte del leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso.

Quali effetti avrebbe l’abolizione delle tasse universitarie sugli atenei italiani?

“Sulle università avrebbe un effetto dirompente sul bilancio perché il gettito delle tasse universitarie è quasi il 20% delle entrate.”

L’abolizione delle tasse universitarie servirebbe ad arginare il crollo delle iscrizioni, in corso da anni?

“Non credo avrebbe però un grosso impatto sulle iscrizioni perché già quest’anno, con l’applicazione della no tax area non abbiamo visto un aumento degli iscritti nel sistema, complessivamente. Considerato che chi paga le tasse universitarie oggi è una popolazione che tendenzialmente si iscriverebbe comunque all’università, non mi aspetto un aumento degli iscritti. Il costo reale della frequenza dell’università non è dato dalle spese sostenute per frequentarla bensì dal mancato guadagno di non lavorare”.

Può spiegarci meglio?

“Oggi anche con un lavoro molto precario si possono percepire 1.000 euro al mese, per cui il costo opportunità di frequentare l’università sarebbe pari almeno a 12.000 euro l’anno, pari allo stipendio annuale di lavoro precario. È questo che blocca giovani dal proseguire gli studi. Produrrebbe un aumento maggiore se  fossero introdotte altre forme di sostegno, come borse di studio, costi molto calmierati delle residenze universitarie. Se i giovani potessero mangiare e dormire senza costi nella città dove vogliono studiare all’università, aumenterebbero coloro che la frequentano”.

Quali conseguenze avrebbe sulle università italiane?

“I loro bilanci di università salterebbero e dovrebbe finanziare lo Stato l’ammontare equivalente.”

Quanto costerebbe?

“Servirebbero 1,5 miliardi di spesa pubblica aggiuntiva”.

Quali le conseguenze per l’economia italiana?

“Maggiore è la spesa pubblica, maggiore è l’aumento del Pil. Il problema è cosa farebbero le famiglie con i soldi risparmiati. Una famiglia che rientra nella fascia massima delle tasse universitarie del Nord Italia può spendere almeno 3.000-4.000 euro all’anno. Non so immaginare come potrebbe spenderli una famiglia ricca, ma sicuramente questa spesa avrebbe delle ricadute sull’economia”.